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Da Pesaro a Roma in bicicletta.Tappa 2. Urbino – Gubbio

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Colazione quasi en plein air dalla vetrata dell’Hotel Tortorina, colazione ottima.

E’ mattina e sto armeggiando con la mia lavagnetta, aggiorno e scrivo a lettere cubitali le sue iniziali: ” Gola del Furlo “. La valle del Metauro è spaziosa e sagomata, insieme alle colline circostanti crea un bel corridoio verde, una specie di condotto a cielo aperto. La mia corsa termina sul fiume Candigliano. Nei primi 15 km si lascia correre la bici come se niente fosse, un buon modo per iniziare la giornata.

Gola del Furlo

La strada continua in direzione Villa Furlo e un cartello ci da il benvenuto nel parco naturale statale Gola del Furlo. La roccia diventa la padrona indiscussa al di là della soglia tant’è che l’aquila reale è il simbolo della Riserva del Furlo e nidifica sulle pareti rocciose del Monte Paganuccio.

La forra si è formata grazie alla forza erosiva del fiume Candigliano. Nei millenni ha raggiunto una notevole profondità, che tuttavia attualmente non è più visibile a causa della diga (aperture eccezionali al pubblico).

Anche i sogni si avverano ogni tanto, la Gola del Furlo ce la siamo aggiudicata, ma le sorprese non sono finite.

I veicoli a motore possono transitare ma sono molto pochi.

La strada corre a pelo d’acqua e noi ci rifacciamo gli occhi con lo sguardo teso verso il cielo per vedere dove vanno a finire questi alti pinnacoli di roccia calcarea, tutto questo è magico.

Chiavicotto romano sull’antica consolare romana Flaminia.

Fa la comparsa il primo Chiavicotto di epoca romana, edificato per facilitare il deflusso delle acque di scolo al di sotto della pavimentazione stradale.

La roccia in località Furlo.

Il patrimonio artistico della Via Flaminia

Le sorprese non finiscono qui. La Gola del Furlo è senz’altro epica ma vogliamo mettere sullo stesso piano anche un altro tipo di bellezza, quella architettonica.

 

Abbazia di San Vincenzo al Furlo

L’ Interno dell’abbazia.

Tra la località Furlo ed Acqualagna si costeggia la bellissima Abbazia di San Vincenzo al Furlo. La chiesa è poco pubblicizzata ma ha un particolare fascino. Non si può di certo dire che abbia molta presenza scenica, mancano gli abbellimenti, ci sono poche e piccole finestre squadrate sul lato lungo della struttura, eppure quell’unica navata saprà stupirti.  Tutto il complesso abbaziale era stato realizzato con pietra corniola proveniente dalle cave locali, mentre per la pavimentazione della chiesa si usarono  grandissimi e spessi lastroni di pietra di origine romana e paleocristiana. Sorge sulla riva sinistra del fiume Candigliano, nell’area della distrutta città romana di Pitinum Mergens. Nel 970 era florido di monaci. La chiesa era probabilmente suddivisa in tre navate, terminanti con un’abside ma le numerose manomissioni subite l’hanno profondamente trasformata e oggi si presenta a navata unica. A destra della chiesa si sviluppava il monastero, con il chiostro prospiciente la navata destra.

Il presbiterio rialzato di San Vincenzo. Affreschi quattrocenteschi di scuola umbro-marchigiana.

 

La cripta sotto al presbiterio.

Viadotto romano

Rinforzo con contrafforti sull’antico viadotto romano. Viadotto e chiesa sono molto vicini.

 

 

La chiesa non è tutto perchè ad un centinaio di metri in direzione Acqualagna sorge il superstite viadotto romano. Un viadotto di età repubblicana, rinforzato anteriormente da sei contrafforti quadrangolari, aveva lo scopo di riparare la Flaminia dalle repentine e pericolose piene del fiume Candigliano e che serviva inoltre, attraverso due chiavicotti, a far defluire le acque provenienti dalle pendici del Pietralata.

 

Ponte Mallio

Ponte Mallio a Cagli.
#queigenideiromani

Il ponte Mallio a Cagli è certamente l’opera romana più bella che abbiamo incontrato in questa valle, realizzato con estrema cura, sapienza e maestria, quasi perfettamente intatto, riflette i fasti del periodo romano in questo piccolo luogo nel cuore degli appennini.

Si legge in MONTECCHINI 1879:

Il ponte Manlio, per la smisurata dimensione dei massi di cui è nella maggior parte composto, per la sua perfetta conservazione, per le sue ali e muri andatori che l’accompagnano, è uno de’ più maravigliosi; e Palladio ne fa menzione con queste parole: … “e sopra il Metauro (è sbagliato il nome del fiume, ma ciò non conta) nell’Umbria a Cagli se ne vede un altro (ponte) di opera rustica similmente con alcuni contrafforti nelle ripe che sostengono la strada e lo fanno fortissimo.”

I romani costruivano ponti per l’eternità.

Né di ciò è a maravigliare, sapendosi che talora i romani, costrussero altri ponti in siffatta guisa per renderli eterni: e invero dopo tanti secoli e tante vicende di guerre e di terremoti, uno de’ quali nel 3 Giugno 1781 rovinò gran parte della Città di Cagli, quel manufatto dura pressocché inalterato; e se mostra qualche lesione, è più presto opera degli uomini che del tempo, al quale potrà resistere incolume altri duemila anni; cosa che certo non può presumersi delle opere nostre fatte pur con tanta superbia di sapienza, di molte delle quali, i posteri non lontani troveranno appena la traccia.

Nel cuore degli appennini

Cagli sarà senz’altro un bel posticino ma ci conviene proseguire spediti se vogliamo vedere qualcosa di Gubbio, famoso per essere diventato il borgo più bello d’Italia. Vamos vamos!

Cosi facendo saltiamo la visita ai vari borghi lungo la strada e scattiamo solo alcune fotografie.

La natura è totalmente presente. Puoi costruire nuovi ponti, deviare i corsi d’acqua, ma la natura rimarrà sempre la padrona indiscussa di queste valli, riappropriandosi dei suoi spazi.

E’ fantascienza? No.
Auto nemmeno l’ombra, loro seguono la nuova SP3 e noi proseguiamo sul tracciato secondario.

 

Scorcio di Cantiano dalla strada.

 

In lontananza il monte Catria innevato dal maltempo dei giorni scorsi.

Il monte Catria (1701 m s.l.m.) fa parte dell’appennino Umbro – Marchigiano ed è la cima più elevata nel tratto appenninico compreso a nord dal Corno alle Scale (1945 m s.l.m.) e a sud dai Monti Sibillini. Dalla cima si domina l’Italia centrale e la costa adriatica in un vastissimo panorama.

La profonda gola sotto al viadotto di Scheggia.

Dopo Pontericcioli, in località Buotano, prestare attenzione alla svolta a destra al primo tornante, seguire l’indicazione del percorso ciclabile strada consolare Flaminia (2,3 km di strada bianca).

Il tratto di strada da Scheggia al passo Madonna della cima.

Teatro romano di Gubbio

Al primo punto della nostra lista di cose da vedere a Gubbio c’è il teatro romano. Primo per motivi pratici oltre che d’interesse storico. Il teatro sorge ai piedi della collina e del borgo in uno spazio aperto proteso verso la valle. Essendo un po’ fuori mano conviene venire con le bici al seguito per poi rientrare all’alloggio e continuare la visita a piedi tra le vie del centro.

 

E’ l’ora del tramonto e il sole sta scendendo dietro al teatro, gli archi e le aperture appaiono in silhouette e gettano le ombre sulle gradinate e sul pulpitum (palcoscenico). L’edificio poteva accogliere circa 6000 spettatori ed era tra i più capienti del suo tempo. Non posso credere che ci sia stata una capienza di persone così elevata, ad occhio e croce non mi sembra ci stiano più di 1500 persone, come è possibile? Solo dopo aver fatto un giro intorno alla struttura capisco che quello che vediamo oggi non è altro che una piccola parte del teatro in epoca romana. L’ordine delle arcate superiori è crollato nel corso dei secoli e così anche le gradinate.

Infreddoliti e affamati facciamo ritorno al B&B.

Cortile interno della Residenza di Via Piccardi a Gubbio.

 

Palazzo dei Consoli visto dalla piazza San Giovanni.

Passeggiata tra le vie del centro

L’ itinerario a piedi è elencato di seguito: residenza, chiesa di San Giovanni (dove è stata girata la fiction di Don Matteo), Palazzo dei Consoli tramite ampia scalinata in via Baldassini, Palazzo Pretorio (nello stesso complesso), Piazza Grande, la piccola galleria che si affaccia sulla piazza e porta in via Galeotti, cattedrale di Gubbio e i giardini del Palazzo ducale ( fantastica vista dai tetti della città ), Piazza dei Quaranta Martiri, Convento di San Francesco, Loggia dei Tiratori e ritorno alla residenza.

Il 15 Maggio di ogni anno viene riproposto la tradizionale Corsa dei Ceri con migliaia di persone ad assistere.

Informazioni utili

Il teatro romano di Gubbio è recintato e si accede con il biglietto elettronico da passare al tornello.

Il biglietto si fa nella struttura del parco (all’esterno reca la scritta biglietteria), alle spalle del sito.

Orario: Aprile-ottobre: 10.00-19.30 / novembre-marzo: 9.00-18.30

Biglietto intero € 3,00, ridotto € 1,50. Tutti i giorni sarà visitabile, a richiesta, anche l’area archeologica della Guastuglia.

Dove Dormire a Gubbio: Residenza di Via Piccardi (qualità/prezzo= ottimo)

Camera matrimoniale e colazione = 50 euro.

Posizione: Ottimo, in centro. Via Piccardi 12, Gubbio PG.

Ambiente confortevole, famigliare, raffinato e curato. L’accoglienza è di casa, veramente alla mano la signora del B&B. Ampio giardino, uno dei più grandi del centro storico. Le bici vengono legate qui fuori e sono al sicuro.

Un ricco buffet sarà a vostra disposizione dalle 8.00 alle 10.00.

  • Caffè, cappuccino, orzo e molti tipi di tè.
  • Sapori dolci con marmellate, torte, yogurt e cerali.

Check-in e Check-out

Dalle 12:00 alle 19:00
Su richiesta anticipata, è garantita la disponibilità oltre l’orario indicato.                                                           Dalle ore 8.00 alle ore 10.30

Parcheggio

La struttura dispone di parcheggio privato per cicli e motocicli.
Per le auto sono disponibili, a pochi metri dalla struttura, sia parcheggi gratuiti (Teatro Romano) che a pagamento (Piazza 40 Martiri).

Dove cenare a Gubbio: Ristorante Balestra (buono)

Posizione: Ottimo, in centro a qualche centinaio di metri dalla residenza. Via Repubblica 41, Gubbio PG.

La gente del luogo vi indicherà di certo questo locale per mangiare bene e spendere il giusto prezzo, così come hanno fatto con noi.

Piatti umbri serviti tra archi e soffitti di mattoni in un locale sobrio dagli arredi di legno, con giardino.

Cena alla carta o possibilità di scegliere tra tre diversi menù turistici. Il più costoso è il Menù degustazione al Tartufo di Gubbio. 28,50 euro escluso il bere (abbiamo scelto questo, gustoso).

Antipasto: bruschetta e frittata al tartufo.

Primo piatto: tagliatelle al tartufo.

Secondo piatto: scaloppina al tartufo.

Contorno: grigliata di verdure.

Dessert: crema chantilly con sfoglia e caramello.

Il territorio del Montefeltro è un’area particolarmente vocata e produttiva per il tartufo, l’area dove lo si raccoglie e molto più ampia rispetto quella del Monferrato in Piemonte. Il tartufo in queste aree si trova tutto l’anno, con la mutazione del periodo cambia anche la zona di raccolta e di conseguenza la specie del tartufo stesso. Tartufo bianco, nero pregiato, Bianchetto, Scorzone.

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