giovedì , ottobre 18 2018
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Ciaspolata nel gruppo del Lagorai – Due giorni in val Campelle

Ciaspolata nel gruppo del Lagorai

Due giorni in val Campelle

 I tesori non si nascondono solo nei forzieri o su qualche isola che non c’è, io ne sto cercando uno all’aria aperta, grande e prezioso, forse anche un po’ raro di questi tempi. Dimenticata per anni, la val Campelle è ancora un luogo integro e d’inestimabile bellezza nel cuore dei Lagorai ed offre tante possibilità a chi vuole praticare sport durante tutto l’anno. L’estate è il periodo migliore per disporre della vasta rete di sentieri e vecchie strade militari che collegano malghe, alpeggi, luoghi della Grande Guerra e rifugi (aperti). L’inverno in val Campelle è perfetto per fare piacevoli escursioni con gli sci o con le ciaspole ai piedi, i pendii assolati rivolti a mezzogiorno e il paesaggio innevato vi scalderanno il cuore.

Analisi tecnica

Abbigliamento invernale con ciaspole e ramponcini

Km totali tracciato: 20,5 km

Dislivello m: 1400 m

Giorni di percorrenza: 2 con pernottamento al rifugio Consèria.

Anello 1° giorno/ 8 km: Rifugio Carlettini 1348m – Ponte Consèria – Sent. 326 – Rifugio Consèria 1846 m- Strada forestale 5 Croci – Cima Socede 2173 m – Ex cimitero alpini – Rifugio Consèria.

Anello 2° giorno/ 12,5 km: Rifugio Consèria – Sentiero forestale Aie del Buso – Malga Nàssere-Sentiero Nomadi fino a Cima Nàssere/Croz di Consèria 2253m- Malga Nàssere – Sentiero degli Zirmi – Rifugio Caldenave-Sent. 332 fino al rifugio Carlettini (parcheggio auto).

Difficoltà: medio con la salita alla cima Nassere.
Difficoltà: facile senza la cima del secondo giorno.              

Fondo: sentieri sterrati, tracce, strade forestali.

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Anello 1° giorno

Per comodità vi consiglio di lasciare l’auto al rifugio Carlettini in modo da essere comodi al rientro del secondo giorno (in estate si paga pedaggio).
I cartelli sul ciglio stradale vi indicheranno la direzione da prendere ma potrete anche scegliere di percorrere il sentiero nel bosco piuttosto che la strada asfaltata fino al ponte di Consèria.

 

Il torrente Maso in val Campelle raccoglie l’acqua di circa trenta piccoli laghi sulle montagne del Lagorai e la restituisce al fiume Brenta in Valsugana.

 

Al ponte di Consèria si può scegliere se prendere la strada forestale battuta per la Val Sorda oppure svoltare a destra per il più veloce e ripido sentiero nel bosco.
Fate attenzione se decidete per quest’ultimo tratto esposto a sud, rischia di essere senza neve e ghiacciato in diversi punti.

 

Il bosco si dirada prima d’arrivare all’alpeggio della malga Consèria e si iniziano a vedere le prime cime. Il monte piramidale al centro è il Cengello 2439m, protagonista indiscusso di molte foto.

 

Per salire al passo cinque croci bisogna passare sotto al colle di San Giovanni e attraversare l’alpeggio. (in foto) A sinistra la cima Socede e a destra il monte Cengello.

 

Il passo 5 Croci e il massiccio di Cima d’Asta alle mie spalle.

 

La salita alla cima Socede ha inizio dal versante di nord-ovest accanto al passo 5 Croci, le tracce sono ben visibili e portano ad attraversare anche un breve tratto rivolto a sud poco prima della cima.

 

Quella di cima Socede è una facile e breve ascensione che termina con un panorama strepitoso. Potete collimare e conoscere tutte le cime che vi circondano osservando la piattaforma girevole posta sulla sommità del monte; il gruppo del Lagorai è quello più esteso ma si vedono anche alcune cime dolomitiche, Standing ovation per Cima d’Asta che rimane la più vicina ed impressionante di tutte!

 

L’alpeggio percorso in precedenza.

 

Il rifugio Consèria e la val Campelle visti dalla cima Socede.

Anello 2° giorno

La notte trascorre al rifugio Consèria, consumo il pasto con ottimo cibo e vado a sedere intorno al focolare in un angolo della stanza, concilio il sonno con la lettura di qualche libro riposto sulla mensola accanto e, sempre più assonnato, chino il capo sulle pagine, rinvengo ma stavolta proseguo con una lettura per immagini che più si adatta alla progressiva stanchezza. Intorno a me altri commensali affondano la posateria in cibi appetitosi e sazianti mentre si acquieta il vocio di sottofondo. Lancio un’occhiata alle finestrelle sulle pareti ma fuori è buio pesto, assenza ingiustificata per la volta celeste che non rischiara la notte come dovrebbe. Iniziano a cadere i primi fiocchi di neve e si leva un forte vento. Al mio risveglio sono caduti 5/10 cm di neve fresca, anzi… continua a cadere, che magnifico spettacolo! E’ bastata una piccola nevicata per cancellare ogni traccia. Mi sento emozionato e fortunato, posso considerarmi il primo essere umano a colonizzare questo ambiente sconosciuto e misterioso.
Una foto sul “sentiero delle Aie” sotto al rifugio, si scende in fondo alla valle in un bosco di larici e abeti.

 

Nel bosco c’è un silenzio assordante, cammino ma non guardo dove metto i piedi, preferisco approfittare di qualche locale apertura tra gli alberi per osservare i ripidi e spogli pendi rocciosi del Lagorai al di la della valle. La roccia è talmente scura che è in grado di provocare turbamenti se accostata al candore della neve. Sosto in prossimità di un’altra apertura e sento farsi avanti un forte senso di appagamento insieme ad una lucidità di mente mai percepita prima d’ora, mi involo sulle più alte sfere. Vedo e sento molto più intensamente.

 

Un breve traverso fuori dal bosco arriva fino alla malga Nassere.

 

La malga e la cima Nassere.

 

Sosta alla malga prima di completare la salita verso la cima Nassere.

 

Mi allontano dal malga e inizio a seguire le tracce lasciate dagli sci alpinisti sul ripido pendio.

 

Ad un centinaio di metri dalla vetta si prosegue in un ambiente spoglio e con abbondante neve fresca che ostacola la progressione.

 

Un gruppo di sci alpinisti che si apre la pista nella neve fresca a poca distanza dalla cima.

 

Prima di arrivare in cima occorre fare un breve tratto in cresta ed è molto probabile che soffi un gran vento.

 

Uno sci alpinista avvolto dal forte vento di cresta in prossimità della cima Nassere.

 

La valle e il rifugio Caldenave chiusi dai monti.

 

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