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Alla ricerca dei colori d’autunno: Viaggio in bici attraverso il Piemonte p. 4/6

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In perfetta forma riprendiamo il viaggio, nessuno accusa troppa stanchezza fisica, la cena di ieri sera ci ha riportati allo splendore di un tempo, basta takeaway, basta roba precotta, si sta bè se maggna bè si sta ayeah ayeah!

Nell’angolo mansardato della nostra cucina quattro fuochi spingevano alla massima potenza per portare in tavola quella carbonara da 500g che il nostro stomaco stava invocando a gran voce! Il tutto accompagnato da una buona bottiglia di vino ovviamente.

Pancia mia fatti capanna.

Alle ore 8:00 pedaliamo già alla grande, la bruma sale lentamente dai campi, accompagna l’autunno verso la prossima stagione, la luce non si è ancora dichiarata apertamente a questo versante della valle e i noccioli, nelle retrovie dell’ultima divisione, scompaiono nell’ombra.

Dall’altra parte della valle il sole ha fatto il capolinea, i borghi se ne stanno arroccati sui promontori scrollandosi di dosso il freddo notturno.

Quando cibo chiama Leo io rispondo al richiamo, mi fiondo nel forno a lato strada per ampliare le scorte di cibo, una buona focaccia alla cipolla fa al caso mio.

La giornata è lunga e impegnativa nell’itinerario delle Langhe, prevedo di arrivare sotto sera ad Asti.

Chi siamo noi per non meritarci un po’ di sole? Eccolo che arriva proprio mentre imbocchiamo la strada che ci porta al castello di Grinzane Cavour, saranno un centinaio di metri dislivello in salita(forse meno) ma è necessario rompere il fiato per portarsela a casa.

Intanto mi raffreddo un attimo scattando una foto a qualche tornante dalla fine, il castello è sopra di noi.

Il nome del piccolo borgo rende omaggio dal 1916 allo statista risorgimentale Camillo Benso conte di Cavour, che di Grinzane fu sindaco per diciassette anni: nominato tale nel maggio 1832, a ventidue anni. Incaricato di amministrare i beni di famiglia, dimostrò capacità organizzativa e apertura verso le nuove acquisizioni scientifiche. Conferì una nuova impronta all’agricoltura locale: tracciò canali, adottò nuovi sistemi razionali di coltivazione, fece piantare duecentomila nuove viti e tentò la coltivazione delle barbabietole.

 

 

 

Turisti? Nemmeno l’ombra.

Le cattive previsioni meteo di questi giorni hanno scoraggiato anche il turismo straniero.

Tutti i castelli sorgono in pozione strategica ma con la balconata si rasenta la perfezione, paradisiaco!

Questo momento è tutto nostro e del fioraio alle nostre spalle che sistema le aiuole, non sembra particolarmente interessato a noi, eppure io corro di qua e di la per sistemare la macchina fotografica ,c’è una luce magica, siamo capitati nel posto giusto al momento giusto dico a Giovanni, come a voler giustificare l’allungo al castello.

Ritorniamo alla deviazione da cui siamo venuti per proseguire verso Serralunga d’Alba, da qui fino a Monforte d’Alba ci aspettiamo solo della salita (20 km circa).

Alcuni filari di vigna portano ancora grossi grappoli d’uva, assaggiamo.

Con che coraggio andrò al supermercato a comprare quell’insipida uva da pasteggio dopo aver sentito questa squisitezza a km 0.

Più avanti nel percorso capiamo che l’uva lasciata sui filari non è per rendere indimenticabile l’esperienza dei turisti in Langa ma bensì perché la raccolta è ancora in corso anche se siamo a fine Ottobre.

Un signore in tenuta da jogging ci ferma per scambiare due chiacchiere e sapere di più sul nostro viaggio.

Padre di due neonati, il tempo per viaggiare è poco e così proviamo a farlo viaggiare noi con il nostro racconto.

Ai suoi occhi questo paesaggio non è altro che un comune paesaggio, noi proviamo a convincerlo del contrario, che è una cosa meravigliosa,rimane della sua idea, purtroppo l’abitudine e la routine hanno preso il sopravvento.

Poi ci lamentiamo se vengono persone da altri paesi europei per amministrare i beni culturali italiani e per fare quadrare i conti, non riusciamo a mantenere e valorizzare nemmeno quello che di buono è già stato fatto in passato, un esempio? I templi di Paestum nella regione Campania.

L’ultimo amministratore tedesco ha portato in attivo l’area archeologica degli scavi dopo anni di problematiche e di stallo.

E ci voleva proprio un tedesco per sistemare le cose? A quanto pare si!

Continua dicendo:” avete posti belli anche dalle vostre parti, la riviera romagnola è tutta bella” e ci risiamo… se dici che sei di Reggio Emilia è matematico che ti associano alla parte costiera, io rispondo:” il mare lo vediamo solo dopo aver fatto 200 km e due ore di auto” spiegami dov’è il mare?! Andando al nocciolo della questione i posti belli sarebbero risultati essere i locali dove si mangia, non vorrei perdere le staffe e la finisco qui.

La prima cosa che si apprezza entrando a Serralunga d’Alba (CN, 414 m s.l.m.) è il bellissimo castello nobiliare trecentesco.

La famiglia Falletti grazie ai suoi meriti militari entrò in possesso della parte di feudo di Serralunga del marchese di Saluzzo e fece abbattere la torre difensiva per lasciar posto al castello. Il castello è un unico sul suolo italiano, analizzando la sua struttura architettonica. Questo edificio svolse nel territorio più che un ruolo militare una funzione di controllo delle attività produttive locali, come dimostra la sua stessa struttura estremamente slanciata e tesa a sottolineare in questo modo il prestigio della famiglia Falletti.

La residenza è composta da vaste sale sovrapposte, una torre cilindrica, che presenta i caratteri più innovativi dell’architettura fortificata del Trecento, una torre quadrata ed una cappella, piccolo ambiente con volta a botte e affreschi databili alla metà del XV secolo.

In arrivo a Monforte d’Alba (480m s.l.m.) la vista spazia verso “l’alta Langa” dove i profili altimetrici si fanno più elevati, anche in direzione alpi qualcosa esce allo scoperto, è il Monviso!! Nelle giornate terse si può ammirare tutto l’arco alpino.

Breve sosta pranzo sulle gradinate della chiesa della Madonna della Neve, dal borgo si scende per raggiungere Barolo (301m s.l.m.).

Molti ciclisti residenti in zona partono da queste località per arrivare a Finale Ligure e fare ritorno come se niente fosse.

Il tempo stringe e a Barolo ci limitiamo a passeggiare tra le vie del centro storico e del castello.

Quest’ultimo ospita il famoso museo del vino (WIMU).

Ora non ci resta che raggiungere La Morra (513m s.l.m.) per poi lasciarci alle spalle le Langhe ed i suoi magnifici vini.

Come prima cosa dirigetevi alla piazzola panoramica in cima al paese a fianco della torre campanaria del 1710 e alla cantina comunale, rimarrete a bocca aperta!

Giovanni, il mio compagno di viaggio, deve abbandonarmi per continuare la pedalata fino ad asti e prendere il treno di ritorno a casa, io che non ho questa necessità posso prenderla con calma ed arrivare ad Asti in serata, non riesco a staccare gli occhi da questo panorama grandioso.

Se non avete ancora fatto assaggio di vini in cantina da queste parti, lungo la via principale del paese ce n’è una storica di fine ottocento (i passanti la sapranno senz’altro indicare), si chiama Cantina Marcarini.

Andateci e non ne rimarrete delusi.

Potrete scegliere tra tre tipi di assaggi annessi alla visita alla cantina:

  • 5 euro: assaggio di due vini Barolo, prodotto d’eccellenza dell’azienda: Barolo Brunate e Barolo la Morra, entrambi appartenenti allo stesso appezzamento ma che per caratteristiche micro climatiche (CRU) assumono aromi e sapori diversi.
  • 10 euro: assaggio di cinque vini tra cui: Barolo Brunate e La Morra, Barbera D’Alba, Moscato d’Asti, Nebbiolo, Barolo Chinato, Dolcetto ecc…
  • 15/20 euro: assaggio di otto vini tra quelli elencati sopra.

Se dovete continuare a pedalare, come ho fatto io, non vi conviene fare più di cinque assaggi.

Comunque, se doveste esagerare, ci pensa la sudorazione a buttare fuori l’alcool di troppo.

Le spiegazioni durante la visita sono interessanti.

A partire dalla durata della stagionatura in Barrique per il Barbera fino al lungo processo di fermentazione del Barolo nelle botti di Slavonia passando per i rinnovamenti colturali portati in seguito allo sviluppo di malattie.

Visita guidata + assaggio della durata di un’ora circa.

Faccio un conto rapido, sono le 16:30 (ora della mia ripartenza) e mi separano 40 km ad Asti passando per Alba, prevedo di arrivare per le 19:00, giusto in tempo per il buio, non sono previste soste, anzi, si procede con attenzione perché la strada che ho fatto i conti di seguire si è rivelata molto pericolosa ma è l’unica alternativa che ho per non arrivare in tempi biblici, mi sto riferendo a Corso Asti.

Ci sarebbe anche la ciclabile da Alba ad Asti lungo il fiume Tànaro (55 km) ma è lunga e non sempre praticabile a causa di piene o fondo bagnato, l’itinerario diventa piuttosto impegnativo se si considera di aggiungerla a questa tappa.

Una cena al volo ai take-away del parco della Resistenza di Asti e riparto.

Sono le ore 20 quando raggiungo con la pila frontale il mio alloggio notturno sulle colline in località Variglie, capito a fagiolo, sono ospite in un’azienda agricola che coltiva e lavora le nocciole, domani mi fanno vedere le fasi della lavorazione nel laboratorio accanto, sveglia presto per imparare i segreti di una buona crema di nocciole!

Informazioni utili

Dove Dormire ad Asti: B&B

B&B “Il portichetto” (lo stesso del 2° giorno):

Colazione abbondante (salato, dolce e succhi di frutta) e camera matrimoniale 30 euro a testa.

Casa unifamigliare situata vicino alla stazione dei treni, in un complesso condominiale. 5 minuti a piedi dal centro.

Il B&B è molto bello, niente è lasciato al caso: pulizia, ordine e accoglienza.

Abbiamo potuto lavare le biciclette con la gomma dell’acqua, asciugarle, e oliarle.

B&B “Casa del Ventiniere”:

Dista 5Km da Asti in direzione Alba,località Variglie n°81, strada a scorrimento medio-veloce senza ciclabile.

Abitazione unifamigliare nelle colline di Asti a 230 metri di quota, circondati dai noccioli dell’azienda.

Colazione all’italiana,  camera matrimoniale al piano terra, 25/30 euro a testa.

 

Dove mangiare ad Asti

Osteria del Palio (in centro, sulla piazza V. Alfieri): locale gestito da giovani, ben curato, prezzi onesti e ottimi piatti.

Unica pecca: lo spazio ravvicinato tra i tavoli.

Prosecco offerto da accompagnamento.

Antipasto + primo + secondo + bottiglia di vino locale = 25/30 euro a testa.

Take away Kebab/pizza al parco della Resistenza.

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