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A chi ispirarsi in fotografia? Caravaggio! 7 buoni motivi

Primo fra tutti Caravaggio.

“Per diventare un grande fotografo ci si può ispirare direttamente da un grande pittore” così diceva Henry Cartier Bresson in una sua intervista.

Inquadramento

Personaggio emblematico, di lui si è parlato tanto, molte questioni sono ancora un mistero, mi affascina: la vita travagliata fatta di inseguimenti e violenze sfociate nel sangue, il conflitto interiore tra il bene e il male, e quell’animo inquieto che traspare in molti suoi quadri.

I grandi maestri dell’arte vegliano su di me dall’alto della libreria sotto forma di volumi, sono: Michelangelo, Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Botticelli, Mantegna e Giotto.

Ognuno di loro eccelle nel suo campo e tutti fanno riferimento al periodo storico del Rinascimento, tutti tranne uno, Caravaggio.

Siccome mi sembrava di cattivo umore accanto agli altri, ha cambiato di ripiano.

La sua arte viene tramandata al Barocco, smette di approcciarsi alla pittura secondo i valori di riferimento intoccabili: Invenzione, contenuto e decoro.

Cifra stilistica

Sceglie provocatoriamente i suoi soggetti, mette in crisi i valori tradizionali dell’arte, la morale e la religione. Si emancipa dalla retorica, letteratura e dalla nobiltà del soggetto.

Qual’è lo schema che fa saltare? Il Manierismo (riprodurre arte alla maniera di quelli che ci hanno preceduto).

I suoi soggetti sono legati alla realtà quotidiana, alle borgate, al mondo dei ragazzi di strada, dei bassi fondi della società, gli stessi ragazzi di vita che racconterà più tardi Pier Paolo Pasolini nei suoi scritti. Un “Caravaggio dipendente” dalla doppia personalità, una sorte di Dottor Jekyll e mister hyde.

Quello che vede e dipinge non è altro che un’istantanea, l’attimo esatto in cui l’azione si compie, un fermo immagine ma senza pose, la realtà che si manifesta davanti a lui, il momento decisivo.

Caravaggio in fotografia

Oggettivamente, Caravaggio è l’inventore della fotografia.

nello specifico

La fotografia nasce nel 1839-1840 ma lui la prefigura nel 1600, rifiutandosi di rappresentare la realtà come proiezione di sentimenti, di un bene e un male intesi come valori simbolici.

Luce, taglio e composizione sono famigliari, non sembrano appartenere al seicento perché profondamente attuali.

Caravaggio è contemporaneo perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere, l’artista appartiene al secolo che l’ha capito, il nostro.

E allora qual’è il legame con la fotografia? Ecco alcuni punti fondamentali!

 

  • Osserva e riproduce la realtà così com’è:

Lavora dal vero, senza disegni preparatori, riproducendo luce e ombra come nessun artista aveva mai fatto prima!

 

  • Il tempo psicologico in cui avviene la scena:

Il tempo di posa è un momento lungo perché implica la realizzazione dell’intera tela e ha bisogno di diversi giorni o settimane. Il tempo psicologico è un istante, quello in cui coglie l’attimo e lo stesso tempo con cui si scatta una fotografia.

 

  • Il momento decisivo:

Lo stesso di cui parla il fotografo Henry Cartier Bresson, la sua cifra stilistica: spontaneità dell’istante rappresentato.

Rappresenta un’istantanea in cui si coglie il momento dove non vuoi essere rappresentato perchè perdi il controllo di te.

Nei quadri di Caravaggio siamo aggrediti dalla realtà.

La perdita di controllo è il momento decisivo, la realtà compiuta, scompostezza.

 

  • ll soggetto principale, la centralità dell’uomo:

Intervista a Henry Cartier Bresson (fotografo)

Qual è per lei il soggetto più importante?

” L’uomo. L’uomo e la sua vita, così breve, così fragile, così minacciata. (…) Mi occupo quasi esclusivamente dell’uomo, i paesaggi sono eterni, io vado di fretta. Certo, ciò non vuol dire che separo in maniera arbitraria l’essere umano dal suo ambiente: sono un reporter e non un ritrattista di studio. L’esterno o l’interno, in cui il mio soggetto vive e agisce, mi serve solo come scenario significativo. Mi servo di questo scenario per collocarvi i miei attori, per dare loro risalto.”

 

  • La reazione

Il soggetto non è la figura ritratta ma la sua smorfia di dolore (esempio), la conseguenza dell’azione che si ripercuote su di lui.

Il ragazzo morso dal ramarro ” è l’esempio più significativo.

La prima smorfia nella storia ad avere un significato.

Una situazione analoga si verifica nel 1968 mentre Eddie Adams fotografa il conflitto in Vietnam. Nella foto c’è un generale vietnamita e un ragazzo comunista, il fotografo crede di aver denunciato l’episodio mettendo in risalto la viltà, la violenza del generale che, con un colpo di pistola che sta per partire, uccide il giovane. Nell’attimo prima di morire ha una smorfia identica al “ Ragazzo morso dal ramarro “.

Nella celebre fotografia del “ Miliziano morente “ di Robert Capa avviene la stessa cosa. Il fotografo avrebbe potuto rappresentare il soldato stramazzato al suolo o nell’azione del combattimento, ma lo coglie nel momento della caduta, nel momento esatto in cui viene trafitto da una pallottola nemica.

 

  • Il rapporto tra gli spazi, la composizione:

Caravaggio, nel soggiorno a Malta, comincia a lasciare spazio al vuoto.

Il mondo gremito di persone delle opere napoletane non esiste più.

Con la “Decollazione del Battista”, il dipinto più epico e grandioso, moderno ed essenziale, sintesi di 10 anni di ricerche, si misura per la prima volta con uno spazio così ampio e disteso.

Il carnefice compie il macabro rituale della decollazione nella parte sinistra dell’inquadratura. Nella destra, rinchiusi nella cella, due carcerati spiano la scena dalla grata.

La composizione ha un rapporto calibrato tra figure e architettura, solenne nel cadenzare i ritmi dell’azione tra il bene e il male, tra il carnefice e la vittima.

Lo stesso avviene nel “Seppellimento di Santa Lucia” in cui colpisce l’incredibile spazio lasciato al vuoto, al muro nudo e vasto che incombe sui personaggi, la parte con le figure occupa meno della metà del quadro.

Un vuoto che è pieno di espressività, spoglio e desolato, vuole comunicare il senso d’abisso del male.

La spazialità dilatata che amplifica il dramma.

Diversamente da quanto accade con la “ Vocazione di San Matteo “ in cui riesce a comporre uno spazio articolato fatto da tante figure.

 

  • Usa la luce come forza espressiva:

 

 

In Caravaggio si passa dalla luce Argentea dei quadri nei primissimi anni romani, come il “ Bacchino malato ” e il “ Ragazzo con la canestra di frutta ”, a quella più calda e soffusa del “ Riposo durante la fuga in Egitto ”, delineando una meditazione matura rispetto alle opere Venete e Lombarde. La luce tagliente, dove le pennellate sono più abbreviate, è presente nell’opera della “ Decollazione di San Giovanni Battista “.

Nella “ Vocazione di San Matteo ”, per potenziare la forza espressiva dei personaggi, sceglie di fissare l’istante, intrappolando i suoi protagonisti fra le ombre profonde e i bagliori improvvisi, ingagliardendo gli scuri. Si apre una porta ed entra una lama di luce fortissima, consentendo a Caravaggio di distribuire la luce sulle figure.

Il reale coincide con la dimensione teatrale (attori che recitano la scena).

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